Niscemi, la cittadina sorta agli inizi del 1600 sulla collina che domina la parte nord-orientale della piana di Gela, sembra non avere pace. Da tanti anni la sua popolazione è costretta a subire lo scempio del proprio territorio — oltre che della propria Sovranità popolare — a causa della stazione satellitare NRTF-8, voluta e ottenuta dalla US Navy nel cuore della secolare sughereta che appartiene alla città, grazie alla “intercessione” di forze politiche siciliane e dello stesso Ministero della Difesa italiano.
Dopo l’incendio di dimensioni terrificanti che ha devastato proprio la stessa sughereta, già area protetta dalla Comunità Europea (S.I.C.), oggi Niscemi è costretta a sopportare un ulteriore disastro, il più devastante della sua storia: il risveglio della frana.
Una frana antica, dovuta alle caratteristiche geomorfologiche della collina: una montagna di roccia arenaria friabilissima poggiata su un fondo di argilla. La collina sulla quale la cittadina nissena è stata edificata, come un gigante dai piedi d’argilla, aveva dato importanti segnali della sua “instabilità” già nel 1790 e poi ancora nel 1997, 29 anni fa, quando un intero versante della collina scivolò giù, arrecando ingenti danni al paese.
Ciò che sta accadendo oggi a Niscemi è ormai di dominio pubblico. Tuttavia, nonostante l’ampia diffusione delle notizie, comprendere fino in fondo ciò che la popolazione sta vivendo è possibile solo trovandosi sul posto, a contatto diretto con una realtà che assume ogni giorno contorni sempre più drammatici e, per certi aspetti, surreali.
Per chi non vive a Niscemi, immaginare il senso di impotenza e di perdita che si prova nel vedere la propria casa – luogo di sicurezza e rifugio – scomparire sotto una frana non è semplice. È una ferita che va oltre il danno materiale, colpendo nel profondo il tessuto umano e sociale della città. Chi osserva da lontano quanto la cittadina sta “subendo” fatica a comprendere cosa significhi vedere il proprio mondo sgretolarsi, dover affrontare emozioni come paura, shock e incredulità, senza riuscire a dar loro un senso. Ed è per questo che chi non è mai stato a Niscemi, chi non vi ha mai vissuto, non ha mai passeggiato fra le sue stradine e non si è mai fermato a parlare con la gente del posto; chi non ha mai guardato oltre le ringhiere del Belvedere e non si è perso con lo sguardo sull’estendersi delle coltivazioni della piana di Gela; chi non ha insegnato ai propri bambini ad andare in bici o sui pattini in quel luogo magico e non ha mai respirato il vento che attraversa la pianura portando con sé, a volte, il profumo del mare, non può comprendere fino in fondo le sensazioni che in questo momento stanno travolgendo tutti i Niscemesi.
Quel Belvedere ormai è solo un doloroso ricordo, anche per chi scrive: quel bellissimo balcone sulla piana di Gela è stato interdetto alla Comunità dal crollo di una ringhiera e di parte della zona sottostante.
“Ma non è solo il dolore della perdita della casa fisica, delle proprie cose – ci racconta Angela Bregamo, niscemese e attivista del Comitato “No Muos” cittadino - si perdono anche i ricordi, le esperienze, le “vite” che sono state vissute tra le pareti della propria casa, è come se insieme alla frana stesse andando giù una parte di te, una parte di ogni Niscemese”.
“E poi c’è lei, la “voce” della frana”, ci racconta ancora Angela e la sua voce si abbassa e rende l’idea della sofferenza provata ascoltando quel rumore lugubre e sordo provenire dalla terra, man mano che si addentrava nella zona rossa per aiutare un’amica a portare via alcune cose dalla propria casa: “un suono cupo come un fragore sommesso – continua – e lungo come un brivido infinito che non può non rimanere impresso nella memoria di chiunque lo abbia sentito: il suono della potenza e della forza devastante della natura. “Quanto tempo servirà perché vengano risolti i problemi creati dalla frana – conclude – quanto ne servirà per ridare serenità ai Niscemesi? Anche all’interno della Stazione americana, qualche tempo fa, vi era stato un problema di stabilità del terreno su cui poggiano le parabole del MUOS, gli americani hanno richiesto autorizzazione a provvedere al ripristino e immediatamente il problema è stato risolto. Noi, quanto e soprattutto “cosa” dovremo aspettare? Perché si provveda a risolvere il gran caos di questi giorni in maniera definitiva?”
Ma fra la disperazione di molti e le preoccupazioni degli altri, fra le accuse più o meno velate e le responsabilità più o meno accertate, a Niscemi si afferma ogni giorno di più una resilienza umana, una capacità di reagire incredibile a molti: i Niscemesi stanno dando una sana lezione di vita a chi, da lontano, si permette di criticarli per aver costruito sulla “sabbia” le loro case: molti di loro hanno aperto le proprie case alle famiglie che hanno perso tutto, hanno dato le chiavi delle loro seconde case in attesa che si trovi una “sistemazione”, sicura e definitiva.
E l’Amministrazione comunale, col Sindaco in testa, ha aperto, fin dalle primissime ore, il palazzetto dello sport alle famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. All’interno della struttura si è organizzato un grandissimo spazio per riposare e un altro altrettanto grande adibito a mensa dove vengono preparati pasti per chi si ferma a consumarli in loco e per chi invece preferisce portarli con sé e consumarli presso le famiglie, in seno alle quali hanno trovato ricovero.
“La macchina umanitaria – ci racconta Isabella Gueli, vicepresidente del Lions Club di Niscemi e referente per il suo Club all’interno del gruppo delle Associazioni – si è subito messa in moto e tutte le Associazioni di volontariato presenti in paese (CARITAS, LIONS CLUB, ANPAS, RANGERS, MISERICORDIA di Niscemi, CRI, PROTEZIONE CIVILE SR,CNGEI, AGESCI, AISA E ADRA), coordinate dall’assessore Sergio Artesi e dai Servizi Sociali (Mariolina Russo e Ausilia Zarba), si sono organizzate con regolari turnazioni per sostenere le famiglie in tutte le loro necessità, con loro anche un gruppo di psicologi che volontariamente si son messi a disposizione di chi ne abbia bisogno, come i bambini, per esempio, che nel dover allontanarsi da un momento all’altro dalle loro scuole (tre sono state chiuse perché inagibili!) hanno lasciato nelle loro aule zaini, libri e anche giocattoli, praticamente una parte del loro mondo.
“Da lunedì 2 febbraio, si è aggiunto un importante servizio dedicato alle famiglie – ci racconta Concetta Gualato, insegnante della scuola di estetica “La Futura” – i corsi di Operatore del Benessere, acconciatura ed estetica, offrono due giorni la settimana, laboratori e competenze professionali per sostenere la popolazione. Donne e uomini possono così avere servizi gratis per la persona (acconciature e barbe per gli uomini, acconciature e piccoli trattamenti estetici per le donne) perché, checché se ne dica, anche non poter accedere a questi servizi nell’intimità della propria casa è un grande disagio.
Insomma Niscemi si è immediatamente rimboccata le maniche, adesso aspetta impaziente che le autorità preposte si diano da fare per arginare il problema e rimediare ai danni, subiti grazie anche alla cattiva gestione di un territorio già problematico di suo. Rimediare davvero ai danni significa calcolarne “onestamente” l’entità che certamente NON ammonta ai 13 milioni di euro che la Regione Siciliana ha stanziato inizialmente per ridare casa a 500 famiglie (e non parliamo delle attività commerciali costrette a chiudere).
I Niscemesi non si arrendono sanno che si tratta di un processo difficile da affrontare, ma sono in grado – per capacità e volontà – di trovare la forza di andare avanti, di trovare un nuovo “rifugio” e di creare nuovi ricordi.
AGGIORNAMENTO
Nel frattempo – mentre con strenuo impegno i VV.F stan provando a “salvare” i libri e le opere conservate nella Biblioteca Marsiano, mettendo a repentaglio la propria incolumità – dopo diverse settimane dall’inizio della frana, è iniziata la “passerella” dei politici di turno: dopo 1 settimana di “riflessione” su quanto sta accadendo in quell’angolo di mondo, la Presidente del Consiglio ha fatto visita alle autorità locali per ben due volte; i politici dell’intero “arco costituzionale” e non, continuano a far presenza a Niscemi (la solita passerella di chi poi non si sa se qualcosa farà?), chiuse le Olimpiadi invernali, anche il Presidente della Repubblica si è fermato ad ascoltare le istanze di quanti fra i niscemesi hanno perso tutto.
Un segnale diverso, di reale “fattività”, arriva dalla visita del Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Questi si è fermato a lungo a Niscemi, ed ha confermato alla popolazione di aver donato un milione di euro proveniente dalle “restituzioni” dei loro stipendi. A chi scrive non è noto se la cifra è stata destinata SOLO alle “criticità” di Niscemi o sarà devoluta in parte anche alle altre provocate sul territorio siciliano dall’uragano Harry – così come inizialmente Conte aveva previsto.
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